Come passare dalla inconsapevolezza della accessibilità della camera accessibile alla “destinazione che offre Ospitalità Accessibile”.

Ospitalità Accessibile?

Per ora solo 2 camere ogni 40 o frazione di quaranta!

Questo recita il decreto di riferimento per l’accessibilità delle strutture turistiche ricettive che normalmente viene chiamata in gergo “camera disabile“.

Solitamente viene dichiarata “accessibile” una camera che ha come dotazione un WC Speciale, un lavandino Speciale, uno specchio Speciale (che magari sia regolabile con una manovella), ed una quantità più o meno indefinita di maniglioni e di tubi su cui è chiaro come il sole che qualcuno dovrebbe attaccarsi!

esempio di un bagno per disabili a norma che non garantisce Ospitalità Accessibile

Eppure, la norma non è prescrittiva, ma prestazionale.

Non vi è nessun riscontro ergonomico, e per fortuna nemmeno legislativo, che affermi che le persone con disabilità abbiamo una conformazione delle appendici posteriori diverse.

Questa incombenza normativa a carico delle strutture ricettive ha di fatto creato una percezione distorta delle esigenze legate ad un certo target di clientela.

Non aiuta certo il logo della persona in carrozzina utilizzato per indicare l’accessibilità.

Dietro a quel logo stilizzato ci dovrebbero stare tutti i clienti che hanno qualche esigenza di accessibilità durante la loro permanenza in una struttura turistica. Non dobbiamo dimenticarci: i ciechi, gli ipovedenti, i sordi, gli ipoudenti, ma anche i senior Over65 e, per similitudine di esigenze, anche le famiglie con bambini piccoli.

Il logo non ci aiuta! Ma non ci ha aiutato nemmeno l’interpretazione della normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche, la cui origine è dovuta alla esigenza di offrire un minimo di risposta di accessibilità a queste persone.

Allo stato attuale, durante la costruzione di un albergo, o di un villaggio, l’obiettivo è quello di fare il minimo indispensabile per rispondere alle imposizioni legislative.

Le camere che vengono realizzate solitamente risultano sgradite ai clienti “standard”, a causa di una estetica troppo ospedaliera, e molto spesso non risultano funzionali a chi ha una effettiva necessità.

Gli imprenditori prendono consapevolezza di questo solo quando ospitano persone disabili che non gradiscono la camera accessibile perchè per loro NON è accessibile.

A quanti imprenditori è successo?

Quanti di questi si sono chiesti come risolvere questo enigma che vuole da una parte il rispetto di un obbligo normativo per favorire persone che quando arrivano in quella camera non la gradiscono?

Ma come facciamo a passare da questa inconsapevolezza della camera accessibile alla Destinazione in grado di offrire Ospitalità Accessibile?

Fino ad ora abbiamo affrontato questo argomento dal punto di vista del singolo imprenditore.

Proviamo ad affrontarlo dal punto di vista del turista che sceglie una esperienza turistica.

È ridicolo poter immaginare che in un luogo di vacanza vi sia un hotel “accessibile” senza sapere cosa si trova attorno.

Questo paradosso è normalmente accettato e la sua contraddizione non è quasi mai presa in considerazione da parte di chi deve fare la governance del turismo sul territorio.

Ma chi fa impresa turistica non lo fa per “rispettare le norme” lo fa per avere clienti fedeli, soddisfatti, ben contenti di pagare per il servizio che ricevono.

Dobbiamo quindi fare un passo oltre questa “barriera della norma da rispettare”. Perchè? Perchè abbiamo un mercato interessato ad un prodotto turistico che sappia rispondere alle esigenze più complesse.

Tante singole imprese che hanno affrontato in modo individuale, con le proprie risorse tecniche, culturali, il rispetto delle norme, non hanno realizzato una destinazione Accessibile.

Dobbiamo ricordarci che il turista con disabilità è prima di tutto un turista che deve poter scegliere la propria vacanza e questo sposta l’attenzione sulla destinazione e sull’esperienza di vacanza.

Le persone disabili che fanno turismo sono turisti!

Nessuno associa la vacanza con il rispetto delle norme, quanto piuttosto all’esperienza che si è vissuta in una destinazione turistica.

E perché questo dovrebbe essere diverso per un turista che ha esigenze  legate alla sua disabilità o ad una esigenza specifica?

Dobbiamo spostare il nostro punto di attenzione alla destinazione inteso come sistema organizzato, cosciente della propria accessibilità, con informazioni attendibili, con un percorso di competenze e conoscenze, con servizi adeguati e in grado di attivare risposte adeguate ai bisogni espressi da questi clienti.

Una impresa da sola non è in grado di rispondere a tutte le esigenze ma una destinazione organizzata per offrire ospitalità accessibile si!

Solo in questo caso il paradosso della camera accessibile non fruibile  finalmente sarà alle nostre spalle guadagnando ospiti più felici nonostante “le norme” !

  • Articolo scritto con la collaborazione di Flavia Coccia, Responsabile progetti ISNART Presidente comitato per la promozione del turismo accessibile presso il Ministero del Turismo.

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